PENSIERI

(Ri)Prendere un ritmo comune

Chi pratica yoga lo sa, l’equilibrio fra dentro e fuori è sempre sottile, perché siamo fatti di molti strati e di connessioni infinite a ciò che ci circonda. Non ci si può prendere cura del corpo e mortificare la mente o viceversa. Lo yoga per me è stato una grande risorsa nel corso di questi lunghissimi mesi; poterlo praticare online, come molte altre discipline che si sono trasferite su piattaforme digitali a causa del Covid-19, mi ha consentito di mantenere la consapevolezza delle tensioni accumulate, e mi ha dato modo di alleggerirle, soprattutto non mi ha fatto perdere una comunità di persone con cui condividere un’esperienza di attenzione e di cura.

Uno degli aspetti su cui ci si sofferma sempre poco nel parlare di pratiche fisiche, di sport in particolare, presi come siamo dall’agonismo, è l’aspetto di condivisione:corpi che fanno la stessa cosa, prendono un ritmo comune. Eppure, molto del beneficio che se ne trae viene anche da lì.

 

Alessandra Sarchi

 

Sri Vasavi Yogashram Chennai

 

Da lunedì 24 maggio Aśvattha riapre le porte del proprio centro a soci e socie.

La pratica on line di questi mesi si è rivelata una preziosa risorsa, con tutti i suoi limiti ma anche con molte possibilità, e non solo per rimanere “connessǝ”…
Ha portato ciascuna e ciascuno di noi a misurarsi con un nuovo modo di praticare, creare nuove modalità di insegnamento, ha aperto a nuove possibilità di scambio e di sperimentazione. È stato molto faticoso misurarsi con l’assenza, con la solitudine di condurre un monologo, con l’impossibilità di far passare tutto ma proprio tutto, ma è stato un ottimo modo per disancorarsi da alcuni schemi routinari, come l’esigenza di vedere e sentire sempre tutto in contemporanea.

La modalità on line ha cambiato sicuramente l’approccio dei sensi: l’impossibilità della tridimensionalità e di tutte quelle informazioni propriocettive che ci arrivano quando siamo immersǝ in un ambiente determina, di solito, la predominanza di un senso, che spesso è la vista; ma questa incontrava un’oggettiva impossibilità di predominare visti i limiti del medium, almeno nel nostro non professionale sistema di trasmissione. Affidarsi quindi alla parola, parola ascoltata senza essere confermata dal visto, è stata essa stessa una pratica. Parola necessaria, in grado di condurre ma non appesantire, in grado di essere esaustiva, di arrivare chiara.

E poi l’esperienza di creare uno spazio domestico da eleggere a śāla – stanza della pratica, connotando in parte lo spazio in modo più “accogliente” ma, soprattutto, connotando noi stessǝ a quell’attitudine ad accogliere. Fare spazio attorno è fare spazio dentro, trovare un piccolo sancta sanctorum dentro di noi e autorizzarci a entrare.

In questo modo abbiamo nutrito la fiammella di quel fare insieme che è la pratica yoga: certo una pratica individuale, che non si esaurisce con il momento “sul tappetino” come spesso si vuole ricordare. Qualcosa di più profondo e pervasivo, radicante come le più vigorose malerbe, capace di insinuarsi in ogni piega e in ogni crepa, tanto più se a praticarlo eravamo a casa nostra.

Da lunedì 24 torneremo a praticare insieme in presenza, dando un po’ di ossigeno alla fiammella, portando quanto abbiamo sperimentato e scoperto in questi mesi nello spazio della condivisione, quel “fare insieme” che scandisce il ritmo di ciò che è messo in comune, siano i corpi, siano le anime, che vibrano in sintonia.

Non vediamo l’ora!

Manu & Albiji

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Vi sono due fasi nell’insegnamento…

“La prima quando avrete a che fare con persone che vengono una volta alla settimana ‘a fare yoga’, che non sono ancora veramente interessate e che non sono sempre fedeli. Sarà il periodo più duro per voi.
La seconda fase è quando queste persone saranno toccate dalla grazia dello yoga e cominceranno a praticare da sole. Vorranno saperne di più. La loro ricerca sarà innescata.
Tutto diventerà allora più facile per voi, ma allo stesso tempo più complesso.”

 

Gérard Blitz, YOGA la regola del gioco

 

È passato quasi un anno da quando le nostre attività in presenza si sono interrotte, e poi rarefatte, e poi di nuovo interrotte.
Durante il primo lockdown abbiamo deciso di non portare avanti la pratica on line per diversi motivi cercando, invece, di promuovere la pratica individuale: qualunque pratica individuale, come descriviamo proprio nell’articolo.
Per noi, ad esempio, era il lavoro al libro.
Abbiamo cercato di manifestare la nostra vicinanza sui social e qui sul sito, scrivendo articoli, dando spunti e suggerimenti e condividendo le esperienza di tante e tanti praticanti che stavano provando a praticare in solitaria (più spesso in compagni di gatti, in realtà).

Ciascunǝ ha cercato il proprio modo di abitare quel momento e ha portato la pratica nella propria vita nella modalità più accessibile, più sentita. C’è voluto tempo, c’è voluto impegno, forse, fatica. Certamente presenza.
Però, quando ci siamo ritrovatǝ, sono tantǝ ad averci raccontato l’evoluzione della pratica nelle loro vite. A condividere strategie e acquisizioni, amori sbocciati per pratiche prima osteggiate e benessere ricavato dai suggerimenti e le ispirazioni ricevute.

Avevamo, ovviamente, anche condiviso le pratiche portate avanti on line da centri amici, promuovendo la sperimentazione e la contaminazione (che è una bellissima cosa, anche se ora il termine suona proprio male!) e quello che ne è emerso è, ovviamente, molto più di quello che ci aspettavamo.

A settembre abbiamo ripreso a pieno regime, contingentatǝ ma felici.

E quando a novembre la pratica in presenza si è di nuovo interrotta abbiamo deciso di continuarla on line: ora sì, potevamo farlo davvero. Perché non lo abbiamo vissuto come un obbligo, un surrogato, una necessità. Lo abbiamo vissuto come un desiderio, uno spazio possibile di condivisione che, però, non è “necessario”: abbiamo tuttǝ imparato un po’ di più a convivere con noi stessǝ e a portare in questa solitudine la pratica.
Infatti c’è qualcunǝ che non sta praticando on line perché porta avanti la propria pratica individuale.

Non è bellissimo?

Allora torniamo alla farse di Blitz: il cammino dello Yoga come cammino di liberazione, di emancipazione, di indipendenza, che ci rende capaci di adattarci alle situazioni in continuo mutamento.

Questa è la vera possibilità.

Riflessioni sulla cura

Il tema della “cura” è quello che ci sta più a cuore. Non la cura intesa come “terapia”, e nemmeno come “sostegno alla sopravvivenza”, citando gli studi di Luigina Mortari, ma quella cura “che coltiva l’essere per farlo fiorire. [che] Non è risposta all’urgenza di sopravvivere, al sentirsi vincolati alla necessità di persistere, ma risponde al desiderio di trascendenza, al bisogno di orizzonti di senso in cui attualizzare il proprio essere in quanto poter essere” [1].

 

È la cura che ciascunǝ rivolge a se stessǝ, dedicandosi tempo e spazio, mettendosi in ascolto e lasciando che si realizzi il possibile nelle sue forme migliori. Non le grandi imprese, ma quell’impresa che è la propria vita, al netto delle possibilità del momento.

 

Ancora più forte in questo momento crediamo che sia “qui” che dobbiamo tornare, alla cura del dettaglio, del piccolo, di quello che è nostro potere e nostra responsabilità fare al meglio, per noi ma non solo.

 

La cura è relazione, per definizione: relazione con me, relazione con l’altro, relazione con il tutto. Siamo interdipendenti, quindi se ci prendiamo cura di noi nel modo giusto, con rispetto, con ascolto e con dedizione, ci prendiamo cura del tutto.

 

La cura è un fare, si incarna nelle azioni, non nelle buone intenzioni o nelle belle parole.
La cura è corpo, è un fare insieme con.

 

Allora non facciamoci bastare la sussistenza, e non pensiamo solo alla terapia, anche se entrambe sono fondamentali: nel mezzo c’è la nostra possibilità di “non accontentarci di un’idea di bene se c’è un’idea di meglio disponibile”, sempre per usare le parole di Mortari.

 

Ed è nostra responsabilità tendere verso quel meglio.

 

[1] Mortari Luigina, Filosofia della cura, Raffaello Cortina Editore, 2015, p. 25

Il praticante dello yoga

Il praticante dello yoga conosce anche il prezzo di un silenzio che risulta dalla possibilità di giungere a un raccoglimento di sé che riesce a liberarsi dalle preoccupazioni quotidiane e dal rumore del mondo. Chi fa lo yoga ogni giorno a poco a poco torna a sé e scopre lo stare qui e ora in sé, con sé come la fonte da dove nascono le decisioni, i gesti, le parole e il modo di relazionarsi con l’altro, gli altri e il mondo. Questi da allora non ci tirano più fuori o non ci invadono più dentro, ma approfittano della nostra cultura interiore e ne vengono anche loro modificati.

 

Luce Irigaray, intervista a cura di Maria Piacente

Seminario di Yoga con Walter Thirak Ruta

📷 Catherine Laugée

 

Aśvattha e Ganapati organizzano il seminario di yoga condotto da Walter Thirak Ruta.

 

LO YOGA È MORTO. VIVA LO YOGA!

 

Il seminario si terrà Sabato 28 e Domenica 29 Novembre 2020 presso lo spazio VOLL sito in via Via della Robbia Luca, 19 a Vicenza (Google maps link) con i seguenti orari:

Sarà un incontro per praticare insieme secondo gli insegnamenti dello Yogi silente di Madras: un’occasione per approfondire le tecniche dello haṭha-yoga e gli strumenti per l’incontro con se stessi, attraverso letture, racconti e contestualizzazioni; insieme ci addentreremo nelle kriyā più rappresentative proposte dal Maestro, grazie anche all’utilizzo del libro “Offri prima di fruire” dedicato proprio a tali insegnamenti.

 

Sabato: Lezione dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30.

 

Presentazione del libro “Offri prima di fruire”, dialogo con Laura Liberale: dalle 17.30 alle 18.30.

 

Domenica: Lezione dalle 8 alle 11,30 e dalle 13.30 alle 16.30.

 

La quota di partecipazione all’intero seminario di due giorni è di 120€. La quota comprende il pasto del sabato preparato da Al Barco Cooperativa Insieme e il brunch della domenica. Entrambi i pasti saranno vegetariani/vegani.

Per questioni organizzative legate anche alla contingentazione delle presenze, chiediamo di confermare la partecipazione al seminario e comunicare, con adeguato anticipo, eventuali esigenze rispetto i pasti (allergie, intolleranze etc).

Per eventuali richieste in eccedenza sarà attivata una lista d’attesa.

È necessario arrivare muniti/e del proprio tappetino e eventuali altri supporti ad uso esclusivo.
Indossare la mascherina all’arrivo e all’uscita e laddove non sia impossible mantenere le distanze di sicurezza e astenersi dal presentarsi in caso di sintomi e/o contatto con soggetti sintomatici o in attesa di accertamenti, come da indicazioni sanitarie nazionali.

 


 

Walter Thirak Ruta

Insegna regolarmente alla Scuola Yoga Pramiti di Ventimiglia e nei seminari in Italia, Francia, Portogallo, Svizzera, Germania, Marocco e Congo.
Forma insegnanti di yoga in aderenza agli insegnamenti dello “Yogi silente di Madras” con un Formazione classica ed una Formazione sperimentale.
Organizza un lungo seminario residenziale, sperimentando con gli studenti alcune pratiche descritte nei testi dello hatha yoga.
I risultati di tale impegno collettivo confluiscono nell’accreditare la valenza dello yoga come disciplina salutistica ed iniziatica.

 

Presentazione a “Offri prima di fruire”, di Walter Thirak Ruta

 

 

Scarica la locandina

Per iscrizioni
Ricordiamo di specificare eventuali necessità rispetto ai pasti.

Asvattha Associazione di Yoga
Manuela 349 6053395
Modulo per scrivere una mail nella pagina Contatti

C’è un segreto nello Yoga

Offri prima di fruire

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Sabato 28 Novembre
dalle 17.30 alle 19
su Zoom (clicca qui)

 

Oltre a Walter Thirak Ruta, autore, sarà presente il gruppo di lavoro al completo, composto da Alberto Beggio che ha realizzato le illustrazioni, Manuela Piccardo, Marina Mercuriali e Sarah Giarmoleo alla redazione dei testi e Teresa Piardi al design grafico e impaginazione.
Il dialogo sarà condotto da Laura Liberale che metterà il testo in dialogo con alcuni temi centrali quali il rapporto con il Guru, il ruolo del silenzio, la pratica delle kriyā e il concetto di posizione comoda e stabile…
Un’occasione preziosa per conoscere il libro sotto un inedito punto di vista.

La partecipazione è libera e gratuita, basterà cliccare qui!

Il link sarà attivo dalle 17.30.

In caso non andasse il link:
ID riunione: 865 1121 3655
Passcode: pramiti

Per scoprire di più sul libro... ⤵️

 

Dare il titolo a un libro è un’invocazione, affinché l’ispirazione colga nel segno.

Da anni Walterji lavorava alla raccolta di contributi da parte degli allievi e le allieve di Swamiji. Un lavoro enorme, che teneva insieme i fili del tempo e le geografie, per realizzare un libro, un’offerta, che racchiudesse gli insegnamenti ricevuti non per fissarli o contenerli, ma per farli rivivere.

Allievi e praticanti in questi anni hanno fatto ricerche, hanno scavato tra gli appunti, nella memoria, tra le fotografie. Hanno messo in parole la propria esperienza, l’hanno tradotta in disegni, in preghiere.
E Walter attendeva, raccoglieva, a sua volta scriveva, ricordava, praticava e trasmetteva. Sempre in un confronto dialettico, in un ascolto profondo per non rendere le storie un’unica storia, ma per vedere come tante voci, a volte anche discordanti, potessero risuonare insieme in modo armonico, creare una sinfonia.
Questa è forse la sua dote più grande, l’amore del mettere insieme, del credere al “e-e”: in qualche modo un atteggiamento molto indiano.

E così siamo arrivati alle fine del 2019 e alla necessità di cominciare a “lavorare per il libro”.
Le sole immagini erano già più di 400 e il tempo a disposizione poco. Ci sarebbe voluto moltissimo per realizzarle tutte.

E poi è iniziato il 2020, e proprio al suo abbrivio, ci siamo trovati in quarantena.
Improvvisamente quel senso del tempo è cambiato. Non avevamo più le lezioni, che non abbiamo realizzato on line, e molti dei nostri lavori, soprattutto quelli di Albiji, si sono interrotti. Era il momento giusto.
Il libro come sādhanā.

Sono stati mesi lunghi, densi, in cui le giornate erano scandite in scrittura e revisione, in commenti al file in condivisione e telefonate. In confronti tra il testo, a cui lavoravano Manu e Sarah con Walter – su pezzi diversi dei libro-, e i disegni, a cui lavorava Albi. Testa e cuore da tenere insieme, scelte stilistiche, una linea che non tradisse il sentito, l’esperienza, ma che sapesse restituire un’autorevolezza di contenuto, di pratica. Non un manuale tecnico, non un memoir. Un’offerta.

E per farlo bene ci serviva l’esperienza, la professionalità di chi il mestiere dei libri lo fa, e quindi Marina all’editing dei testi con Manu, Sarah e Walter e Teresa all’impaginazione e alla stampa con Albi e Walter.
Insomma, un gruppo di lavoro: di nuovo la capacità di Walter di mettere insieme.

E così siamo arrivati all’estate con un libro che è un pezzo d’arte, uno scrigno che racchiude perle preziose, ovvero, le kriyā dello Yogi Silente di Madras, che “raccoglie, per tramandarle”, come scrive proprio Walter nella presentazione del libro.

Una sinfonia di voci e contributi, capace di risuonare a diversi livelli e di intercettare tutti e tutte coloro che si vorranno mettere in ascolto.

Tutte queste voci lasciano trasparire sia le storie non espresse per riservatezza e pudore, sia l’amore che nasce dall’aver conosciuto Colui che ha indicato il cammino.

 

Confidando che si possa stabilire una relazione diretta e vitale con la materia pratica, simbolica e spirituale degli insegnamenti dello Yogi Silente di Madras, in queste pagine ho cercato di restituire ciò che conosco e di donare la possibilità di intuirne l’origine.

 

Walter Thirak Ruta

 

Il silenzio non è solo stare zitti

Il silenzio non è solo stare zitti
ma è la tua pace interiore
e sta nelle cose di tutti i giorni:

 

nella corsa di un bambino,
nel volo degli uccelli,
nella pioggia e nella neve
che cade libera e si posa delicatamente
come una ballerina nel suo spettacolo.

 

Questo è il silenzio, che vedere non si può,
ma tenerlo si.
E devi solo trovarlo
perché il silenzio
sei tu.

 

 

Melanya, 11 anni, peruviana
in Candiani Chandra Livia, Ma dove sono le parole, Effigie edizioni, 2015.

La posizione rimane l’incognito

La posizione rimane l’incognito che avvicinate senza preconcetti. Un po’ come una stanza oscura nella quale aprite lentamente una finestra: la luce progressivamente illumina lo spazio. La sostanza rimane sempre in risveglio, senza il più piccolo cambiamento durante la presa, il mantenimento ed il ritorno alla āsana.

 

Éric Baret, Lo yoga tantrico del Kaśmīr

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