“La prima quando avrete a che fare con persone che vengono una volta alla settimana ‘a fare yoga’, che non sono ancora veramente interessate e che non sono sempre fedeli. Sarà il periodo più duro per voi.
La seconda fase è quando queste persone saranno toccate dalla grazia dello yoga e cominceranno a praticare da sole. Vorranno saperne di più. La loro ricerca sarà innescata.
Tutto diventerà allora più facile per voi, ma allo stesso tempo più complesso.”

 

Gérard Blitz, YOGA la regola del gioco

 

È passato quasi un anno da quando le nostre attività in presenza si sono interrotte, e poi rarefatte, e poi di nuovo interrotte.
Durante il primo lockdown abbiamo deciso di non portare avanti la pratica on line per diversi motivi cercando, invece, di promuovere la pratica individuale: qualunque pratica individuale, come descriviamo proprio nell’articolo.
Per noi, ad esempio, era il lavoro al libro.
Abbiamo cercato di manifestare la nostra vicinanza sui social e qui sul sito, scrivendo articoli, dando spunti e suggerimenti e condividendo le esperienza di tante e tanti praticanti che stavano provando a praticare in solitaria (più spesso in compagni di gatti, in realtà).

Ciascunǝ ha cercato il proprio modo di abitare quel momento e ha portato la pratica nella propria vita nella modalità più accessibile, più sentita. C’è voluto tempo, c’è voluto impegno, forse, fatica. Certamente presenza.
Però, quando ci siamo ritrovatǝ, sono tantǝ ad averci raccontato l’evoluzione della pratica nelle loro vite. A condividere strategie e acquisizioni, amori sbocciati per pratiche prima osteggiate e benessere ricavato dai suggerimenti e le ispirazioni ricevute.

Avevamo, ovviamente, anche condiviso le pratiche portate avanti on line da centri amici, promuovendo la sperimentazione e la contaminazione (che è una bellissima cosa, anche se ora il termine suona proprio male!) e quello che ne è emerso è, ovviamente, molto più di quello che ci aspettavamo.

A settembre abbiamo ripreso a pieno regime, contingentatǝ ma felici.

E quando a novembre la pratica in presenza si è di nuovo interrotta abbiamo deciso di continuarla on line: ora sì, potevamo farlo davvero. Perché non lo abbiamo vissuto come un obbligo, un surrogato, una necessità. Lo abbiamo vissuto come un desiderio, uno spazio possibile di condivisione che, però, non è “necessario”: abbiamo tuttǝ imparato un po’ di più a convivere con noi stessǝ e a portare in questa solitudine la pratica.
Infatti c’è qualcunǝ che non sta praticando on line perché porta avanti la propria pratica individuale.

Non è bellissimo?

Allora torniamo alla farse di Blitz: il cammino dello Yoga come cammino di liberazione, di emancipazione, di indipendenza, che ci rende capaci di adattarci alle situazioni in continuo mutamento.

Questa è la vera possibilità.

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