Dare il titolo a un libro è un’invocazione, affinché l’ispirazione colga nel segno.

Da anni Walterji lavorava alla raccolta di contributi da parte degli allievi e le allieve di Swamiji. Un lavoro enorme, che teneva insieme i fili del tempo e le geografie, per realizzare un libro, un’offerta, che racchiudesse gli insegnamenti ricevuti non per fissarli o contenerli, ma per farli rivivere.

Allievi e praticanti in questi anni hanno fatto ricerche, hanno scavato tra gli appunti, nella memoria, tra le fotografie. Hanno messo in parole la propria esperienza, l’hanno tradotta in disegni, in preghiere.
E Walter attendeva, raccoglieva, a sua volta scriveva, ricordava, praticava e trasmetteva. Sempre in un confronto dialettico, in un ascolto profondo per non rendere le storie un’unica storia, ma per vedere come tante voci, a volte anche discordanti, potessero risuonare insieme in modo armonico, creare una sinfonia.
Questa è forse la sua dote più grande, l’amore del mettere insieme, del credere al “e-e”: in qualche modo un atteggiamento molto indiano.

E così siamo arrivati alle fine del 2019 e alla necessità di cominciare a “lavorare per il libro”.
Le sole immagini erano già più di 400 e il tempo a disposizione poco. Ci sarebbe voluto moltissimo per realizzarle tutte.

E poi è iniziato il 2020, e proprio al suo abbrivio, ci siamo trovati in quarantena.
Improvvisamente quel senso del tempo è cambiato. Non avevamo più le lezioni, che non abbiamo realizzato on line, e molti dei nostri lavori, soprattutto quelli di Albiji, si sono interrotti. Era il momento giusto.
Il libro come sādhanā.

Sono stati mesi lunghi, densi, in cui le giornate erano scandite in scrittura e revisione, in commenti al file in condivisione e telefonate. In confronti tra il testo, a cui lavoravano Manu e Sarah con Walter – su pezzi diversi dei libro-, e i disegni, a cui lavorava Albi. Testa e cuore da tenere insieme, scelte stilistiche, una linea che non tradisse il sentito, l’esperienza, ma che sapesse restituire un’autorevolezza di contenuto, di pratica. Non un manuale tecnico, non un memoir. Un’offerta.

E per farlo bene ci serviva l’esperienza, la professionalità di chi il mestiere dei libri lo fa, e quindi Marina all’editing dei testi con Manu, Sarah e Walter e Teresa all’impaginazione e alla stampa con Albi e Walter.
Insomma, un gruppo di lavoro: di nuovo la capacità di Walter di mettere insieme.

E così siamo arrivati all’estate con un libro che è un pezzo d’arte, uno scrigno che racchiude perle preziose, ovvero, le kriyā dello Yogi Silente di Madras, che “raccoglie, per tramandarle”, come scrive proprio Walter nella presentazione del libro.

Una sinfonia di voci e contributi, capace di risuonare a diversi livelli e di intercettare tutti e tutte coloro che si vorranno mettere in ascolto.

Tutte queste voci lasciano trasparire sia le storie non espresse per riservatezza e pudore, sia l’amore che nasce dall’aver conosciuto Colui che ha indicato il cammino.

 

Confidando che si possa stabilire una relazione diretta e vitale con la materia pratica, simbolica e spirituale degli insegnamenti dello Yogi Silente di Madras, in queste pagine ho cercato di restituire ciò che conosco e di donare la possibilità di intuirne l’origine.

 

Walter Thirak Ruta

 

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